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domenica 2 marzo 2014

1 Martie – Ziua Mărțișorului
1 Marzo – La festa del Marzolino

      La  tradizionale festa che si celebra in Romania all'inizio della primavera e corrispondente alle Idi di marzo – 15 di marzo secondo l’antico calendario romano.
Oltre che in Romania, si celebra anche in MoldaviaBulgariaMacedonia e in Grecia.
      Il nome deriva dal diminutivo di "Marzo" (in romeno Martie) ed ha il significato di "piccolo" o "caro Marzo".
      In genere, in occasione, si regalano piccoli amuleti (Mărțișor) alle fidanzate, mogli, figli, sorelle. Tali amuleti consistono in gioielli od oggetti decorati (cuori, fiori, il bucaneve, il quadrifoglio, lo spazzacamino, il ferro di cavallo, la coccinella) legati con un nastro armoniosamente intrecciato di filo rosso e filo bianco.
      Il ciondolino è considerato una portafortuna è un simbolo d'amore, di buon augurio e felicità.
      Il filo bianco rappresenta l’inverno appena trascorso ma anche la saggezza degli uomini e il filo rosso è il simbolo della primavera che sta per iniziare, della rinascita della vita ma anche l’amore della donna.
      Le origini della festa del marțișor non sono note esattamente, ma la sua presenza sia nel popolo romeno sia nel bulgaro è considerata come substrato comune daco-trace, anteriore alla romanizzazione dei romeni e alla slavizzazione degli bulgari.
Tante altre leggende popolari danno origini diverse e piene di fantasia.
      A Roma il Marzisor è festeggiato ogni anno della Comunità di Sant’Egidio in Piazza San Cosimato – Trastevere. Durante la festa ciascun partecipante o passante riceve bellissimi e originali marzisor, appositamente confezionati e portati dalla Romania, come portafortuna e un augurio di una primavera prospera.


File:Martisor simple.svg
1 Martie cãlãtor
Vǎ aduce un mãrţişor
Si pe firul lui subtire
Mult noroc şi iubire!

1 Marzo viaggiator
Vi pota un marzisor
E sul suo filo sottile
Tanta fortuna e amore!

martedì 14 gennaio 2014

15 Ianuarie 1850 - 15 Ianuarie 2014, La ceas de Aniversare
15 Gennaio 1850 - 15 Gennaio 2014, Anniversario
                                 MIHAI  EMINESCU



  • 15 Ianuarie - Ziua Culturii Nationale (Legea nr. 238/2010)
  • 15 Gennaio - La Giornata della Cultura Nazionale Romena (La Legge nr. 238/2010)


Eminescu Mihail. - Poeta romeno (Botoşani 1850 - Bucarest 1889).
 La sua poesia attinge prevalentemente alle fonti popolari, in particolare religiose, della cultura romena, ma si è nutrita anche del romanticismo tedesco e francese, della filosofia di Kant e Schopenhauer. Essa costituisce una sorta di spartiacque tra la letteratura romantica e la moderna letteratura romena. Comprende lunghi poemi filosofici, improntati al pessimismo, elegie e idilli amorosi, che prendono talvolta il tono della romanza, roventi satire sociali e politiche, suggestive leggende epiche, canti alla natura e al bosco del suo paese, momenti storici del popolo romeno. Suo poema-capolavoro è Luceafărul (Espero,1883).
            Di agiata famiglia rurale, ebbe un'adolescenza vagabonda. La rivista transilvana Familia gli pubblicò nel 1866 i primi versi, di fattura tradizionale, cambiando in Mihai Eminescu il vero nome del poeta, che era Mihail Eminovici. Da Vienna, dove il padre lo aveva inviato nel 1869 a completare gli studî, mandò poesie già mature a Convorbiri Literare, la maggiore rivista del tempo, e così entrò in rapporti col circolo "Junimea" e col suo influente animatore e maestro, Titu Maiorescu. Rientrato in patria si dovette adattare a fare il bibliotecario a Iaşi, l'ispettore scolastico e il giornalista. Le tare di famiglia, il durissimo lavoro, la vita disordinata, la forte contrastata passione per la poetessa Veronica Micle lo portarono ad ammalarsi e alla morte, all'età di 39 anni.
         Oltre al poema Luceafărul ("Lucifero", 1883; trad. it. L'Astro, 1927) e alla considerevole produzione lirica, si ricordano le novelle Sărmanul Dionis ("Il povero Dionigi", 1872) e Cezara (1876), il poema Memento mori (post. 1903) e il romanzo Geniu pustiu ("Genio solitario", post. 1904; trad. it. 1989). In Romania si è conclusa nel 1989 la monumentale pubblicazione (16 voll.) dell'opera di E., cominciata dal Perpessicius nel 1939.
Che ondeggi

-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perchè mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
Scema il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
I cantor me li disperde;
Da un lato s'egli batte-
Vien l'inverno, va l'estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli ucceli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l'affanno,
Unico mio compagno!

 Ce te legeni?...

- Ce te legeni, codrule,
Fără ploaie, fără vânt,
Cu crengile la pământ?
- De ce nu m-aş legăna,
Dacă trece vremea mea!
Ziua scade, noaptea creşte
Şi frunzişul mi-l răreşte.
Bate vântul frunza-n dungă -
Cântăreţii mi-i alungă;
Bate vântul dintr-o parte -
Iarna-i ici, vara-i departe.
Şi de ce să nu mă plec,
Dacă păsările trec!
Peste vârf de rămurele
Trec în stoluri rândurele,
Ducând gândurile mele
Şi norocul meu cu ele.
Şi se duc pe rând, pe rând,
Zarea lumii-ntunecând,
Şi se duc ca clipele,
Scuturând aripele,
Şi mă lasă pustiit,
Vestejit şi amorţit
Şi cu doru-mi singurel,
De mă-ngân numaï cu el!